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Bracciali
e Manette – dal sito www.carta.org
La violenza maschile contro le donne non conosce differenze di classe,
livello d’istruzione, appartenenza politica, ma soprattutto non ha
nazionalità. Non è figlia della «marginalità» quanto piuttosto della «norma»:
è per questo che avviene soprattutto in famiglia ad opera di uomini «vicini».
L’unico baluardo contro questa violenza è la libertà e l’autonomia
delle donne.
Queste affermazioni sono state ripetute fino alla nausea. Eppure il fatto
che il candidato sindaco Francesco Rutelli abbia proposto – in seguito
allo stupro avvenuto alla stazione romana della Storta – di dotare le
donne di un bracciale anti-stupro, una specie di anti-furto satellitare che
permetta alla polizia di localizzare in qualsiasi momento, non ha destato
scandalo. O meglio, ad arrabbiarsi sono state le donne del Pdl, che in
alternativa propongono pogrom di rom e migranti [dimenticando, oltretutto,
che i bracciali anti-stupro sono stati un’idea della Lega, appoggiata
dall’attuale Pdl, in Lombardia]. Dalla conferenza stampa indetta ieri alla
Casa internazionale delle donne di Roma, presenti la presidente
dell’associazione Differenza donna [che gestisce diversi centri
antiviolenza a Roma], Cecilia D’Elia e Patrizia Sentinelli [Sinistra
Arcobaleno] la proposta di Rutelli non è stata bocciata. Nonostante si sia
ripetuto che la violenza è un problema culturale, l’idea di un bracciale
che metta le donne sotto una tutela costante–specialmente in quello «spazio
pubblico» che da sempre si cerca di precludere loro – e che le confermi
simbolicamente–a se stesse e agli altri–come eterne potenziali vittime,
non è sembrata contraddittoria. La violenza contro le donne non è un
problema di ordine pubblico. Il problema, se mai, è quello di mettere
veramente in discussione quest’ordine.
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