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L'Albero di Antonia |
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L’abitudine d’amare: Doris LessingUn’autodidatta a partire dai quindici anni,con un’ infanzia non facile- non felice, sposata due volte, tre figli, vissuta in tre continenti, considerata una femminista dalle donne e dagli uomini, non dalla stessa Doris Lessing che ancora oggi reclama di essere definita, finchè almeno è viva, come lei vuole e come molto spesso ha dichiarato con frasi e romanzi. “L’abitudine di amare” porta a convivere con la propria coscienza. Fu per questo forse che Alfred Nobel, chimico svedese, inventata la dinamite e accortosi della potenza devastatrice della sua stessa invenzione, cercò il perdono dell’umanità, scrivendo il 27 novembre del 1895 un testamento in cui istituiva premi e riconoscimenti a tutti coloro che avessero aiutato l’uomo. Sembra pure che ebbe una grande storia d’amore con una giovane fioraia di nome Sofie Hess. Un anno più tardi morì per una emorragia cerebrale nella sua casa sulla Riviera Ligure.
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L’abitudine di amare doveva essere tale anche per
Bertha Von Suttner che fu il primo premio Nobel donna della storia ed
è nella moneta da 2 euro austriaca. Fu anche la prima a ricevere il
premio per la pace. Quando una volta le chiesero perché non si considerava femminista, rispose:“Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero dirmi è ’Sorella, starò al tuo fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più’. Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande rammarico a questa conclusione”. (The New York Times, 25 luglio, 1982) Parlando delle ragazze degli anni Sessanta, in merito anche al suo libro il Taccuino d’oro che uscì nel 1962, disse: “Le femministe degli anni Sessanta hanno buttato via il loro tempo in chiacchiere e gruppetti”, consapevole che il testo èconsiderato uno dei più importanti della scrittura femminista. Trova le nuove generazioni di donne “arroganti e
dalla mentalità ristretta, di aver devastato il potenziale femminile,
e soprattutto di avere stupidamente e rovinosamente denigrato gli
uomini. Quanto ai progressi nella condizione femminile, il merito non
è dell’ideologia (femminista), ma della tecnologia, dai
contraccettivi alla lavastoviglie”. La scrittrice sembra dire che lei non ha tempo da
perdere, rispetto allo scrivere invece per e delle donne in tre
continenti Asia, Africa ed Europa, tanti come quelli in cui ha vissuto
e in cui ha portato avanti lotte civili. Lei non è mai stata sola, ha avuto sempre una
grande compagnia, a partire da sè stessa e la scrittrice che si abituò
ad amare, scrisse ancora |