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L'Albero di Antonia |
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Varese - Via F. Del Cairo, 34 - tel. 0332 234055 - e-mail: alberoantonia@yahoo.it |
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L’EREDITA’ DI ELUANA Dopo il clamore, le risse, i giudizi urlati, i toni spesso troppo alti ed il livello altrettanto spesso troppo basso del dibattito, proviamo - ci pare di doverlo fare, da associazione che si occupa di questioni di genere - a dare un contributo proprio da questa angolatura, dal nostro punto di vista di donne. Eluana e la vicenda che ha caratterizzato l’ultima parte della sua vita, suo padre ed il suo impegno privato e sociale ci hanno consegnato un patrimonio prezioso che non vogliamo vada perduto, dimenticato. L’oblio e il sonno generano mostri, ma un uomo, un padre, da solo, ci ha dimostrato come non ci si piega a compromessi facili. Attorno a questo corpo di donna e alle vicende che l’hanno vista ignara protagonista si sono poste domande che interrogano le nostre coscienze, le nostre possibilità, la nostra libertà. Sappiamo bene e da sempre che è proprio la libertà delle donne ad essere continuamente e costantemente messa in discussione. E’ stato così ancora una volta in una grande confusione che ha visto mescolare insieme vita, morte, |
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amore, capacità di generare, sessualità, famiglia, potere religioso, potere politico e governativo, libertà individuale, scienza… Si è configurato uno scenario che ha schierato potere politico e religioso insieme, per combattere la capacità di autodeterminazione, per limitare come sempre la libertà, in particolar modo quella delle donne. E’ bene essere accorti e riconoscere che tale potere forte è eminentemente maschile: al suo interno noi donne non decidiamo proprio niente, siamo poche, sopportate e soprattutto non riusciamo a portare nulla del nostro sentire. L’interesse dei sostenitori della vita ad ogni costo pare attenere all’atto del concepimento, o al coma pluriennale, per il resto si può morire di fame o sotto le bombe, in un barcone da clandestino, ma non ci si accalora più di tanto. Sembra vietato trovare conforto e forza in affetti e relazioni: chi ci governa ama più il potere che non le persone vere, soprattutto se sono donne, quindi corpi da usare, punire, controllare, sfruttare ed esibire. La vicenda di
Eluana ci ha mostrato anche due modi diversi di essere padri: il
primo, quello del potere è il “padre padrone padreterno”
direttivo e dittatore, l’altro è quello che ognuna avrebbe voluto,
amorevole, protettivo, che si assume le proprie responsabilità e
lotta, anche da solo, contro i giganti. Beppino Englaro ha formulato la sua richiesta alla legge del suo paese, ha atteso anni con pazienza e, dopo un iter infinito, ha avuto da quella legge una risposta: quello che chiedeva era suo diritto. Da donne riteniamo esemplare questo modo di agire, ci è piaciuto il suo parlare sempre in nome dalla figlia, senza riferire le sue impressioni personali sul suo stato; ripetendo allo sfinimento che lei non avrebbe voluto vivere in quel modo ha messo al centro della sua battaglia l’autodeterminazione di Eluana, la sua volontà. Ci ha ricordato che “il personale è politico” e ha fatto del suo percorso un’azione pubblica. Qualcuno, paladino della vita ad ogni costo, ha dato dell’assassino a quest’uomo, paragonandolo ai tanti che ogni giorno uccidono mogli, figli, fidanzate. La violenza contro le donne è un’emergenza che diventa notizia solo se fatta da uomini di colore, religione, provenienza, cultura diverse, per il resto tutto tace e ci si guarda bene dall’inscenare manifestazioni contro la violenza domestica, tanto diffusa quanto ignorata. L’apoteosi si è raggiunta con una frase che definire vergognosa è puro eufemismo: “Ha le mestruazioni, può generare un figlio”. Un brivido percorre la schiena se si pensa che, trattandosi di una donna in coma da anni e quindi priva di volontà, l’unico modo per far sì che resti incinta è quello di violentarla. Ed eccoci di nuovo alle donne viste come puri contenitori, alle battute triviali “basta che respiri”, allo sfregio della volontà e della libertà di decidere, di desiderare insieme all’altro l’atto sessuale. Nulla di nuovo per le donne, ma per fortuna non ci si abitua mai! L'Albero di Antonia - febbraio 2009 - Pubblicato su ARCI-Report del 17 febbraio
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