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mammane
o i farmaci antiulcera, il cui potere abortivo è più noto a loro che
a molti medici...
Per le
straniere le motivazioni che spingono all’aborto sono soprattutto
economiche. Per le italiane, il fatto che una gravidanza giunge in un
momento in cui viene vista come ostacolo sul lavoro. La nostra civiltà
penalizza tanto le donne da far vedere un bimbo come ostacolo...
La 194, nella parte dedicata alla prevenzione, non è applicata a
fondo. Anche per motivi economici: si dovrebbero far funzionare i
consultori, educare alla contraccezione, fornire informazioni sulle
associazioni di aiuto alla maternità difficile. Investire nella
mediazione culturale, perché l'approccio delle donne straniere a
questo dramma è diverso: le sudamericane, di cultura cattolica,
ricorrono all'aborto come extrema
ratio, mentre le donne dei Paesi dell'ateismo di Stato lo vivono
in ben altro modo. Ma soprattutto servono politiche reali di sostegno
alla famiglia. Escludere, ad esempio, i figli dei
"clandestini" dagli asili (come deciso a Milano, ndr.) non
va certo in questa direzione... Si discute anche sulla pillola
abortiva, accusata di rendere "semplice e irresponsabile"
l'aborto. Non è la verità: la si può usare solo nelle primissime
settimane, e la procedura non è affetto semplice. È una tecnica
relativamente nuova, da valutare. Ma l'aborto resta, sempre,
un'esperienza lacerante.
Si parla anche del rischio di deriva eugenetica: l'uso, cioè, delle
diagnosi prenatali per "rifiutare" bimbi con problemi, senza
tenere conto che le diagnosi prenatali si effettuano alla fine del
terzo mese, e gli aborti del secondo trimestre sono meno del 3%. Siamo
dunque ben lontani dal rischio eugenetico in Italia.
Dal momento del concepimento si forma una vita: e quella che si
interrompe è una vita. Ma non si parli di omicidio: non c'è volontà
di far del male, ma la necessità di rispondere a una richiesta
drammatica.
Nella misura in cui una donna arriva a sceglierlo, ogni aborto è
giustificato. Perché arriva al termine di un percorso, previsto dalla
legge, non breve, nel quale - lo vediamo spesso con gioia - capita che
vi siano ripensamenti, Un percorso sempre doloroso. Al termine del
quale a decidere deve sempre essere la donna.
Esiste però anche un soggetto terzo, l'embrione. Il filosofo laico
Norberto Bobbio parlò di "diritto di nascere".
È un discorso valido, da approfondire. Ma nel frattempo dobbiamo far
fronte a drammi concreti. Che si fa davanti a chi, in lacrime, chiede
un'interruzione nel 2° trimestre, per una grave malformazione, quando
altri ospedali hanno detto no? Di fronte a queste richieste il medico
è solo. Col suo, personale dramma, ma col dovere di offrire risposte
a quell'altro dramma, ben maggiore. Perciò diciamo: è bene
discutere, senza preconcetti. Ma non possiamo accettare che le donne
siano ricacciate nella condizione degli anni '70...
L’Albero di Antonia circolo arci - alberoantonia@yahoo.it
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