L'Albero di Antonia

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il no della Lombardia alle linee guida del Ministero sulla legge 194

Aborto: fa discutere il no della Lombardia alle nuove linee guida del Ministero, applicative della legge 194(Milano) “Ci risiamo. La giunta regionale ancora una volta fa prevalere valutazioni improntate all’ideologia”. Così la Ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini definisce il no della Lombardia alle nuove linee guida applicative della legge 194. Un fatto “davvero molto grave” per la Ministra, che reputa tale opposizione “non solo in controtendenza rispetto a tutti gli altri governi regionali, ma anche, e soprattutto, allo spirito di queste terre che hanno nel loro dna amore per la ricerca e per i progressi medico-scientifici finalizzati a curare e aiutare le persone”. Ma c’e’ poco da stupirsi: “Questi sono la destra e il centro-destra - conclude Pollastrini - e le donne, in particolare, pagherebbero di più un loro successo elettorale, con il ritorno di mentalità e chiusure che sembravano dimenticate”.

Anche la Cgil della Lombardia esprime la sua profonda contrarietà alla scelta della giunta regionale, di anticipare - intervenendo indebitamente su una legge dello Stato - gli esiti della discussione in corso tra il Ministero della Salute, le Regioni e le province autonome, emanando

proprie linee guida di applicazione di una legge dello Stato qual’é la 194, e mettendo a serio rischio il principio in essa sancito dell’autodeterminazione e della libertà delle donne. I punti previsti dalle linee guida proposte dal Ministero vanno nella giusta direzione di una piena applicazione della legge 194 in tutti i suoi aspetti, sottolinea la Cgil, evidenziando che la decisione di Formigoni è in perfetto accordo con la campagna di colpevolizzazione delle donne e di attacco alla legge 194 promossa da Ferrara e sostenuta dalle gerarchie ecclesiastiche e dalle forze più integraliste del nostro paese.

Per Elettra Deiana femminista storica e capolista in Sardegna per la Sinistra Arcobaleno, ”Il veto posto dalla Regione Lombardia alle nuove linee guide della legge 194 svela quanto denunciato da tempo, e cioè che la vera posta in gioco al centro delle campagne antiabortiste non é la tanto sbandierata piena applicazione della legge, ma il suo smantellamento”. ”Anche di fronte ad una razionalizzazione della legge 194, che con le nuove linee guida vuole ampliare gli strumenti in ‘’sostegno della maternità, della prevenzione degli aborti e la promozione di una sempre maggiore competenza verso una procreazione responsabile” - denuncia Deiana - la campagna tutta ideologica antiabortista non conosce sosta e trova ulteriore alimento per manifestarsi. La legge 194 é una buona legge e va difesa mettendo in evidenza tutto il valore e la portata del principio dell’autodeterminzione delle donne, come ci ha insegnato la lunga esperienza della legge 194”.

Dura la replica della Ministra Livia Turco di fronte alla bocciatura delle linee guida sulla 194, definite “troppo abortiste”. Motivazioni pretestuose, tuona la Ministra, che invita a “non interrompere il lavoro comune” che vede l’accordo unanime di tutte le altre regioni e province autonome, delle province e delle comunità montane. “In questi ultimi mesi - premette Turco - la necessità di una piena applicazione della legge 194 del 1978 per la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza, è stata posta con sempre maggiore vigore dalla maggioranza delle forze politiche e sociali e dall’insieme della comunità civile del Paese”. “A tal fine il ministero della Salute, le regioni e le province autonome - chiarisce Turco in una nota stampa - hanno lavorato congiuntamente alla stesura di una serie di indicazioni da fornire alle strutture e agli operatori sanitari finalizzate al potenziamento dei consultori e alla prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza con particolare attenzione alle donne immigrate; riduzione della morbilità da interruzione volontaria della gravidanza e miglioramento dell’appropriatezza degli interventi con la riduzione dei tempi di attesa e l’adozione di tecniche più appropriate di intervento e anestesia; l’aggiornamento delle procedure e del personale preposto; la rimozione delle cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione, sostenendo le maternità difficili; l’appropriatezza e la qualità nel percorso della diagnosi prenatale e in particolare nei casi di anomalie cromosomiche e malformazioni; la promozione dell’informazione sul diritto a partorire in anonimato. “Questo importante lavoro - sottolinea Turco - è stato bloccato dal veto posto dalla Lombardia in sede di Conferenza unificata, nonostante vi fosse l’accordo unanime di tutte le altre regioni e province autonome, delle province e delle comunità montane”.

“Ripeto, sono motivazioni alquanto pretestuose, ma, al di là di questo giudizio personale, penso non sia un bene per il Paese avviarsi verso una difformità di indicazioni sul come raggiungere obiettivi così importanti come il sostegno alla maternità, la prevenzione degli aborti, la definitiva cancellazione dell’aborto clandestino e la promozione di una sempre maggiore competenza verso una procreazione responsabile affinché l’aborto non sia mai mezzo per il controllo delle nascite”. “Per questo - conclude Livia Turco - confido nell’assunzione di responsabilità da parte di tutte le regioni e province autonome che hanno condiviso l’accordo affinché lo stesso sia da loro adottato con proprie delibere per dare quella risposta di attenzione e di presa in carico attesa dal Paese da parte delle Istituzioni pubbliche su una problematica così importante”.

Per il consigliere regionale lombardo Carlo Porcari (Pd) “Non si può ragionevolmente sostenere - come ha fatto l’assessore lombardo Romano Colozzi - che l’informazione e la promozione dei metodi contraccettivi siano un’istigazione a ”commettere” l’aborto, dimostrando anche nel lessico di non cogliere pienamente la differenza tra peccato e reato. A meno che si disconosca la depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza contenuta nella 194″. “Le linee guide proposte dal Ministero della Salute e condivise dalle altre Regioni rispondono adeguatamente alla necessità di aggiornare, nel rispetto di tutte le sensibilità, le modalità di applicazione della legge 194 in tutte le sue parti. Un veto da parte della Lombardia non ha alcuna efficacia pratica se non quella di collocare la Giunta regionale lombarda in posizioni retrive rispetto alle altre regioni italiane e rispetto alla sensibilità della stragrande maggioranza delle donne e degli uomini della Lombardia”.

A chiedere le dimissioni di Formigoni è il segretario regionale lombardo di Rifondazione Comunista Alfio Nicotra, che giudica inaccettabile il fatto che il governatore della Lombardia usi la Regione per la sua campagna elettorale spingendosi al punto di boicottare apertamente la legge 194 sull’ interruzione volontaria di gravidanza”. Non solo, aggiunge Nicotra, “il governatore fa anche di più, trasformando l’istituzione regionale nel braccio armato di Comunione e Liberazione. Le argomentazioni avanzate la scorsa settimana in sede di conferenza Stato/Regioni dall’assessore Colozzi sono palesemente strumentali e campate in aria. La verità é che Formigoni e CL - continua Nicotra - hanno deciso di fare campagna elettorale sul corpo delle donne e contro una legge della Repubblica. Un fatto gravissimo”. ”Se Formigoni vuole fare della lotta alla 194 la cifra della sua campagna elettorale, allora abbia il coraggio di non usare per questo obiettivo l’istituzione regionale. Lasci l’incarico e si getti nella campagna elettorale assumendosi anche i rischi di un insuccesso”, conclude Nicotra.