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Caro
Formigoni, più case, più sanità, meno bare…
L’ultimo
atto del Consiglio Regionale è la decisione riguardante
l’“invito” a offrire sepoltura ai feti della Regione
Lombardia.
Ci
chiediamo: “Dov’erano i nostri rappresentanti, quelli della
sinistra, al momento della votazione di questo regolamento?”
Si
può solo sperare che non abbiano compreso di che cosa si stava
parlando. Non piace neppure sentir minimizzare l’accaduto
affermando che “in fondo già oggi i feti possono essere
sepolti, cambierà poco”; intanto il Movimento per la Vita
esulta per l’approvazione di un regolamento che eleva il feto a
persona.
È
impossibile credere che si sia votato consapevolmente per questa
vergogna, che insulta decenni di conquiste civili per cui tante e
tanti si sono impegnati.
Il
federalismo produce anche questo nuovo capolavoro di
regionalizzazione del feto, ovviamente quello lombardo.
Ci
aspettiamo almeno che il provvedimento in questione venga al più
presto riconsiderato, perché non può che creare sgomento,
disorientamento in tutti coloro che non hanno fatto della
religione cattolica la propria legge.
Ancora
una volta ci troviamo a fare i conti con una norma che viola la
donna e la sua privacy, con la solita pretesa di impossessarsi e
di imporre dogmi che riguardano il suo corpo.
Ancora
una volta la fragilità e la debolezza sono strumentalizzati per
acutizzare i sensi di colpa, per proporre/imporre comportamenti e
decisioni proprie della morale cattolica.
Ecco
dunque l’ennesima intimidazione nei confronti di quelle donne
che vengono chiamate “assassine” o “infanticide” negli
ospedali dove decidono di andare ad abortire – anche
spontaneamente – come spesso succede nelle prime settimane di
gravidanza.
Ora
dovranno pure sentirsi chiedere se si vogliono occupare della
sepoltura del feto? Si può ragionevolmente pensare che
quest’idea non le interessi, visto che proprio loro sono
le “infanticide”, anche se non saranno punite, perché hanno
abortito entro le cinque settimane previste dalla legge 194.
Accogliamo
e sottoscriviamo l’appello di “Usciamo dal silenzio” per
la mobilitazione e la creazione di una strategia di risposta a
quanto sta avvenendo.
L’Albero
di Antonia
Circolo
arci
Varese
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